Archivio video
Archivio video del progetto che raccoglie campagne, estratti di incontri e pillole informative.
Uno spazio per approfondire i temi, rivedere i contenuti e continuare a costruire consapevolezza.
Le voci delle associazioni partner
Un progetto che unisce esperienze, territori e generazioni per promuovere consapevolezza, responsabilità e cambiamento.
È un problema mio
Video che ha accompagnato la campagna "È un problema mio" novembre 2025.
La campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne in tutta l'Umbria
La violenza è anche un problema di spazio: lo spazio che troppe volte viene negato, invaso, controllato. Riprenderci lo spazio pubblico significa mettere al centro ciò che conta: la responsabilità condivisa di cambiare.
Cosa sono i Centri Antiviolenza e
come funzionano?
Conoscere i CAV è importante perché la violenza non è un fatto privato e informarsi è un atto di responsabilità collettiva. Per chi vive la violenza, per chi è vicino, per chi non vuole restare in silenzio.
Cosa significa consenso?
Perché in questi giorni si parla così tanto di consenso?Perché riguarda le nostre relazioni, i nostri confini e la nostra sicurezza.
Campagna affissioni San Valentino 2026
La campagna di “È un problema mio” interviene nello spazio simbolico di San Valentino per rompere l’equivoco: l’amore non deve togliere il fiato.
Se lo fa, non è amore.
Da togliere il fiato
Mascolinità precaria
Con lei abbiamo attraversato il tema della mascolinità tradizionale, rafforzata dal sistema patriarcale, trattando il concetto di mascolinità precaria.
Il sistema di contrasto alla violenza maschile contro le donne
Cyber violenza
Non tutta la violenza lascia segni visibili, ma provoca conseguenze reali.
La violenza digitale contro le donne comprende abusi, molestie e controlli online su social, app e piattaforme con effetti sociali, psicologici, politici ed emotivi. La violenza digitale non è neutra, ma riflette un contesto culturale che delegittima e controlla ancora corpi e parole delle donne. Anche la violenza digitale è un problema mio.
Quando nasce la cultura della disuguaglianza?
Gli stereotipi non nascono da adulti. Nascono molto prima. Sono presenti nei giochi che facciamo da piccolə, nelle storie che ascoltiamo prima di dormire, nelle parole che sentiamo ripetere ogni giorno, spesso senza farci caso. All’inizio sembrano innocui. Poi diventano abitudini. E col tempo si trasformano in limiti: su ciò che pensiamo di poter essere, su ciò che crediamo giusto o “normale”, su come guardiamo gli altri e le altre.
Perché gli stereotipi resistono e fanno comodo alla società?
Gli stereotipi funzionano così: più li vediamo, più ci sembrano normali. Ma ciò che viene considerato “normale” spesso limita libertà, emozioni e possibilità. Per le donne. Ma anche per gli uomini. Con Chiara Posati, educatrice e pedagogista, parliamo del perché gli stereotipi resistano così tanto… e di cosa succede quando iniziamo davvero a metterli in discussione.
Quando il sesso diventa controllo?
Quando il sesso viene considerato non negoziabile, può smettere di essere uno spazio di intimità e trasformarsi in uno strumento di controllo. Se non è fondato su una scelta libera, ma guidato da aspettative implicite, il rapporto si sposta verso uno squilibrio di potere. L’intimità nasce dal consenso, non dall’obbligo. Federica Pucino, operatrice antiviolenza, educatrice e consulente sessuo-relazionale, approfondisce queste dinamiche.
Silvia Semenzin per "È un problema mio"
Silvia Semenzin – sociologa, ricercatrice e attivista sui temi della violenza di genere online – ha scelto di dare il suo contributo al progetto "È un problema mio", sostenendone il messaggio e gli obiettivi. Il suo lavoro mette in luce come stereotipi, linguaggi e dinamiche di potere attraversino anche gli spazi digitali, influenzando relazioni, percezioni e possibilità di espressione.
Lorenzo Gasparrini per "È un problema mio"
Lorenzo Gasparrini – Filosofo femminista, divulgatore e formatore – ha scelto di sostenere e diffondere il progetto “È un problema mio” con un contributo che invita a guardarsi dentro prima ancora che fuori. Perché il cambiamento passa anche dalla capacità di riconoscere ciò che troppo spesso viene considerato distante, “degli altri”, marginale. Ma la violenza di genere riguarda tuttə. E chiamarsi fuori è già parte del problema.
Maschili Possibili #1
“Cosa stai cercando di cambiare rispetto al modello maschile dominante?”
Da questa domanda nasce Maschili Possibili: un format che mette al centro il confronto, il dubbio e la possibilità di ripensare i modelli maschili con cui siamo cresciuti. Quattro uomini. Quattro punti di vista diversi. Parlare di sé, riconoscere i modelli acquisiti, provare a cambiarli.
Maschili Possibili #2
“Hai mai fatto o non fatto qualcosa per paura di essere — o non essere — abbastanza uomo?”
Ci hanno insegnato che un uomo deve essere forte, sicuro, dominante. Che non deve avere paura, fragilità o dubbi. Ma quante scelte nascono proprio da questa pressione? Quante volte il bisogno di “dimostrarsi uomini” cambia il modo di vivere le relazioni, mostrare emozioni o chiedere aiuto?
Maschili Possibili #3
“Ti è mai capitato di sentirti sotto pressione per dimostrare qualcosa?”
Una riflessione sulle aspettative che il modello maschile dominante continua a imporre.
Dimostrare di essere abbastanza forti. Di avere sempre il controllo. Di non mostrarsi troppo vulnerabili. Di essere all’altezza di ciò che gli altri si aspettano da un uomo. Spesso la pressione passa proprio da qui: dal sentirsi costantemente messi alla prova.
Maschili Possibili #4
“C’è qualcosa che stai provando a cambiare nel tuo modo di stare in relazione?”
Non sempre è facile accorgersi dei propri automatismi. Di come ascoltiamo. Di come reagiamo. Di quanto spazio lasciamo all’altra persona. Di quanto ci permettiamo di essere vulnerabili. Cambiare il proprio modo di stare in relazione significa anche questo: mettere in discussione ciò che abbiamo imparato, riconoscere i comportamenti che non funzionano più e provare a costruire legami più consapevoli, più liberi, più responsabili.